La dislessia non è una malattia, né un segno di scarso impegno o bassa intelligenza. È semplicemente un modo diverso del cervello di elaborare le informazioni.
Che cos’è la dislessia?
La Dislessia Evolutiva è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente. Chi è dislessico ha difficoltà a trasformare i segni grafici (le lettere) nei suoni corrispondenti.
È importante sottolineare che la dislessia è di origine neurobiologica: il bambino nasce con questa caratteristica. Non dipende da problemi psicologici, da pigrizia o da deficit sensoriali (vista o udito).
Come si manifesta?
I segnali variano a seconda dell’età, ma in generale la lettura appare:
- Lenta: il bambino impiega molta energia per decifrare le singole parole.
- Inesatta: frequenti inversioni di lettere (es. “b” al posto di “d”), omissioni o sostituzioni di parole.
- Faticosa: la grande energia spesa per leggere impedisce spesso di concentrarsi sul significato di ciò che si legge, compromettendo la comprensione del testo.
Come si diagnostica?
La diagnosi può essere effettuata a partire dalla fine della seconda classe della scuola primaria. La diagnosi di dislessia avviene tramite una valutazione specialistica, effettuabile sia nel servizio pubblico sia in ambito privato.
Il percorso diagnostico segue criteri ben definiti e riconosciuti a livello nazionale e internazionale (ICD-10, ICD-11, DSM-5), con particolare riferimento alle Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità e alle Linee Guida DSA aggiornate.
La valutazione non si basa solo sui test, ma comprende:
- un colloquio clinico anamnestico approfondito;
- l’osservazione del materiale scolastico (quaderni, elaborati);
- prove specifiche di lettura per verificare l’ipotesi di dislessia.
I test sono strumenti importanti, ma rappresentano solo una parte di un percorso più ampio, che tiene conto del funzionamento globale della persona.
Le parole giuste: come parlarne?
Il linguaggio che usiamo modella la percezione che il bambino ha di sé. La dislessia non è una malattia: non si guarisce e non esistono “ex dislessici”. È una caratteristica presente dalla nascita, con cui si può studiare e lavorare efficacemente grazie a strumenti e strategie adeguate.Non si parla di ritardo mentale: il funzionamento intellettivo è nella norma o superiore.
Oltre alla definizione di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, oggi si preferisce parlare di caratteristica dell’apprendimento o di neurodiversità, valorizzando le differenze individuali.
Tutela e diritti: la Legge 170/2010
In Italia, i bambini con dislessia sono tutelati dalla Legge 170/2010. Questa legge riconosce i DSA e garantisce il diritto a una didattica personalizzata. Gli strumenti principali sono:
- Piano Didattico Personalizzato (PDP): Un documento redatto dalla scuola che specifica le strategie e gli strumenti per lo studente.
- Strumenti Compensativi: “Attrezzi” che aiutano a superare la difficoltà (es. sintesi vocale, mappe concettuali, calcolatrice).
- Misure Dispensative: Permettono di non svolgere alcune prestazioni che risultano troppo difficoltose a causa del disturbo (es. non leggere a voce alta in classe, avere più tempo per le verifiche).
Il mio obiettivo come psicologa dell’apprendimento è quello di trasformare la frustrazione in consapevolezza, fornendo ai ragazzi gli strumenti per raggiungere i loro obiettivi, nonostante (e grazie a) il loro modo unico di apprendere.

